Catalogo 2007, Gianfranco Ferroni, Luigi Bartolini, Catalogo Mostra Libro Antico 2010

Catalogo Luigi Bartolini: Meglio ancora un'acquaforte

Il catalogo della mostra
Luigi Bartolini: Meglio ancora un’acquaforte, a cura di Siro Leonelli e Matteo Crespi, Il Bulino Antiche Stampe, Milano, 2008, pp. 28.

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1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

Bulino
misure foglio mm 97 × 71

Pittore e incisore attivo fra il 1500 e il 1512 a Modena, Padova e Roma, dove studia i lavori di Lippi e Palumba. Nelle sue prime incisioni si nota l’influenza che i grandi artisti rinascimentali ebbero su di lui, tra i quali Mantegna, Schongauer e Durer.
E’ autore di centoventi bulini di cui oltre la metà firmati. Si tratta di veri è propri gioielli di intaglio, sempre di piccole dimensioni come nella tradizione del niello; rappresentano figure mitologiche, allegoriche o religiose collocate su uno sfondo paesaggistico o fregi di gusto rinascimentale.
L’incisione raffigura Sant’Egidio icome vuole la tradizione in abito benedettino adagiato su un frammento di muro con una freccia conficcata nel petto mentre abbraccia la cerva causa della sua sofferenza; alla sua sinistra altri frammenti architettonici e sullo sfondo un paesaggio ricco di costruzioni con alcune piccolissime figure a cavallo e a piedi. In lontananza le montagne vengono illuminate da un sole che che domina la frazione di cielo. L’opera è inedita. E’ possibile un confronto stilistico con molti degli intagli dell’autore simili per soggetto e dimensione (es. San Rocco: Hind 66, mm 97 × 68). L’opera è firmata in lastra con il caratteristico monogramma in basso a sinistra. L’autografia è stata confermata, attraverso una analisi fotografica, dal dott Mc Donald conservatore del Britisch Museum.

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528) Apollo e Diana

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528)  Apollo e Diana

Apollo e Diana

Bulino
Misure lastra mm 115 × 70

Secondo Koehler e Thausing il soggetto è debitore ad una composizione opera di Jacopo de Barbari; le fattezze di Diana ricordano Agnes Durer. Gli studiosi sono concordi nel collocare l’esecuzione della lastra tra il 1502 e il 1505 tanto per ragioni stilistiche nell’esecuzione del terreno quanto per l’analogia della composizione con l’incisione “La famiglia del satiro”. Il contrasto fra uomo e donna, accentuato dalle opposte posture dei corpi, é enfatizzato dalla tensione del gesto di Apollo.

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566) Sei santi

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566)  Sei santi

Xilografia
misure foglio mm 370 × 525

Poco si conosce di questo valido artista, rimangono di lui soltanto alcune firme su xilografie appartenenti a disegnatori diversi. La critica attribuisce al Boldrini alcune delle tavole più belle derivate dai lavori di Tiziano, riconoscendo all’intagliatore vicentino un’abilità tale da far presumibilmente ipotizzare una presenza prolungata nell’atelier del Vecelio.
Come risaputo il maestro veneziano non considerava la xilografia come mezzo di espressione diretto e non forniva personalmente i disegni per la trasposizione su tavola, ma nel caso dell’opera in questione il biografo/artista Giorgio Vasari scrive affermando che fu lo stesso Tiziano a tracciare direttamente il disegno sul legno : “…l’opera della quale tavola fu dallo stesso Tiziano disegnata in legno , e poi da altri disegnata e stampata…”; ed in effetti alcune parti quali le teste dei santi Nicola , Pietro e Castro rivelano una invenzione e una tecnica degna del genio tizianesco.

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578) La Danae

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578)  La Danae

Bulino
Misure lastra mm 258 × 313

Il soggetto deriva da un’idea di Tiziano ed è stato affrontato dal Maestro almeno in cinque occasioni. Questa versione deriva dal dipinto originale realizzato per Filippo II ed ora conservato al Kunsthistoritches Museum di Vienna, databile intorno al 1555/1560.
In passato l’opera è stata attribuita alla Scuola di Tiziano; in seguito Pallucchini prima e Valcanover poi l’hanno inserita direttamente tra le opere autografe di Tiziano. In epoca più recente, infine, Maria Catelli Isola la attribuisce a Cornelis Cort basandosi sul confronto stilisitico con le altre opere certamente autografe dell’artista olandese. A conferma di tale attribuzione è la presenta di Cort nella bottega di Tiziano dove ha eseguito solamente opere sotto la supervisione del maestro e sempre da opere originali.

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580) Venere e Adone

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580)  Venere e Adone

Bulino
Misure lastra mm 538 × 415

Incisore attivo a Venzia e a Roma fra il 1540 e la fine degli anni ’50. Ha inciso anche carte geografiche per l’editore Giordano Ziletti.
Il soggetto deriva da un idea pittorica di Tiziano. Due sono le versioni con cui può essere messo in relazione: quella oggi conservata al Museo del Prado databile al 1553/1554 e quella nella collezione del Barone von Heyl, tra dipinti ed incisione sussistono minime differenze. La differenza sostanziale è nel formato: orizzontale per i dipinti, verticale per la stampa.

6 – Agostino Carracci (Bologna 1557 – Parma 1602) San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

6 – Agostino Carracci  (Bologna 1557 – Parma 1602)  San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

Bulino
Misure foglio mm 311 × 240

Pittore e incisore, fratello maggiore di Annibale e cugino di Ludovico, anch’essi artisti. A differenza di questi ultimi l’attività grafica è stata per Agostino la principale occupazione. Ha realizzato infatti trecento incisioni tra bulini e acqueforti sia d’invenzione che di riproduzione.
La tavola deriva da un’acquaforte di Francesco Vanni, ma da questa si contraddistingue per alcune varianti apportate dal Carracci che fanno risultare la composizione più naturale e maggiormente curata in ogni dettaglio. Il bulino di Agostino inoltre risulta essere in controparte rispetto all’opera del Vanni e presenta in secondo piano un angelo anziché un putto.

7 - Sisto Badalocchio (Parma 1585 – Bologna 1647 c.) Pan e Eros

Acquaforte
Misure lastra mm 186 × 162

Pittore ed incisore allievo di Agostino Carracci. Ha inciso circa 350 incisioni da Correggio, Raffaello e Lanfranco per la maggior parte con soggetti religiosi.
Il soggetto deriva da un dipinto di Agostino carracci in Palazzo Magnani a Bologna, l’incisone è ascritta da Bartsch fra gli intagli autografi di Badalocchio. Anche Flaminio Torri ha inciso questo soggetto (T.I.B. 40, 7 [217]), fatto che comprova la popolarità dell’invenzione del Carracci.
La scena rappresenta una lotta tra Pan e Eros. Mentre lo sfondo composto dalla vegetazione è descritto con l’uso di linee di tratteggio parallele, i due personaggi sono invece trattati con una tecnica quasi puntinata che crea degli efficacissimi effetti di chiaroscuro.

8 - Jusepe de Ribera (Jativa 1591 – Napoli 1652) Sileno ebbro

8 - Jusepe de Ribera (Jativa 1591 – Napoli 1652)  Sileno ebbro

Acquaforte, bulino e puntasecca
Misure foglio mm 316 × 236

Si forma in Spagna con Ribalta poi viaggia in Italia per stabilirsi dal 1616 a Napoli adottando uno stile drammatico e intenso ricco di chiaroscuro e consapevole dei dettami caravaggeschi studiati durante il suo soggiorno a Roma. La sua opera incisa si concentra per lo più tra il 1620 e il 1628 e sebbene annoveri solo sedici acqueforti, alcune di queste sono veri e propri capolavori.
La tavola deriva da un dipinto del Ribera stesso eseguito nel 1626 e ora custodito a Capodimonte (Napoli) e rappresenta Sileno sdraiato comodamente mentre un satiro gli versa un calice di vino ed un altro gli pone sul capo una corona di vimini. Oltre a essere in controparte rispetto alla tela presenta alcune varianti sui personaggi che popolano i lati della composizione.

9 - Jusepe de Ribera (Jativa 1591 – Napoli 1652) San Gerolamo e l'angelo

Acquaforte e bulino
Misure foglio mm 315 × 235

Il soggetto, più volte affrontato dall’autore e modello indiscusso per la pittura barocca, colloca San Gerolamo non più nello studio ma in esterno in un ambiente naturale e lo trasforma in testimone del giudizio finale.
Ottima impressione nel I/V stato, prima dell’aggiunta delle iniziali di F. V. Wyngaerde. Si nota qualche debolezza nell’impressione in corrispondenza dei ritocchi che contraddistinguono il terzo stato. Esemplare impresso su carta grigiastra come segnalato dal Brown per le impressioni migliori. Esemplare rifilato lungo la linea di contorno, foglio incollato su carta del secolo XVII, al verso numero di collezione non identificabile.

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